Storia Contemporanea

Il primo governo Berlusconi

27 marzo 1994
Le prime elezioni politiche dopo il crollo della prima repubblica vedono il successo di una coalizione di centro-destra, il cui perno trainante è il neonato partito Forza Italia, alleato con la Lega Nord (al nord, sotto le insegne del Polo delle Libertà) e con Alleanza Nazionale (al centro e al sud, con il Polo del Buon Governo). Leader indiscusso della coalizione è l’imprenditore milanese Silvio Berlusconi, ‘sceso in campo’ solo il 26 gennaio del 1994 con un messaggio televisivo registrato. Il 10 maggio seguente Berlusconi vara il suo primo governo, che nella storia dell’Italia repubblicana è il primo che include la presenza di esponenti dell’ex Movimento Sociale Italiano. Attivo nell’edilizia e nell’editoria, Berlusconi è padrone di tre reti televisive nazionali. Nei mesi che precedono le elezioni molti attori del gruppo esprimono il loro sostegno politico a favore dell’editore, sfruttando trasmissioni e spot che vanno in onda sulle reti commerciali dello stesso Berlusconi.

25 aprile 1994
Il quotidiano Il Manifesto rilancia la partecipazione alla celebrazione nazionale della Liberazione organizzata a Milano. Oltre centomila cittadini sfilano intasando il centro della città, sotto una pioggia incessante. Il comizio finale vede una piazza Duomo gremita di bandiere della sinistra e di simboli dell’antifascismo, mentre ancora decine di migliaia di partecipanti non riuscivano a raggiungere la piazza, completamente congestionata dall’afflusso di manifestanti arrivati da tutto il paese. Ad un mese dal successo elettorale della destra di Berlusconi si tiene una delle più partecipate manifestazioni per la celebrazione del 25 aprile nella storia dell’Italia recente.

13 luglio 1994
Il governo vara il decreto Biondi, che abolisce la custodia cautelare limitandola ai casi di omicidio e ai reati associativi (mafia, terrorismo). Il provvedimento, ribattezzato poi ‘decreto salva-ladri’, aprirebbe le porte del carcere per molti degli imputati delle inchieste di Tangentopoli.

14 luglio 1994
I principali magistrati del pool milanese che ha animato la stagione di Mani Pulite, Antonio Di Pietro, Gherardo Colombo e Piercamillo Davigo, chiedono l’assegnazione ad altro incarico nel corso di una conferenza stampa tenuta presso la Procura della Repubblica di Milano. Il marciapiede su cui si affaccia l’ingresso principale del Palazzo di Giustizia ospita la manifestazione spontanea di un gruppo di cittadini, che protestano in solidarietà con i magistrati e contro il decreto presentato dal ministro della Giustizia in carica, Alfredo Biondi. Nelle 24 ore seguenti migliaia di fax invadono le redazioni dei principali quotidiani: è il popolo dei fax che si era già mobilitato durante Tangentopoli, sostenendo le inchieste di Milano.

21 luglio 1994
Sull’onda delle polemiche la Camera nega i “presupposti di necessità e urgenza” del decreto Biondi, invalidandone di fatto l’applicazione.

28 luglio 1994
Paolo Berlusconi, fratello minore e socio d’affari del presidente del Consiglio in carica, viene tratto in custodia cautelare nell’ambito di un’inchiesta sulla corruzione della Guardia di Finanza da parte del gruppo Fininvest. Nelle seguenti settimane viene interrogato dal sostituto procuratore Di Pietro.

14 ottobre 1994
Le confederazioni sindacali proclamano uno sciopero generale e portano in piazza oltre 3 milioni di persone, in 90 manifestazioni nelle principali città della penisola. Record di presenze a Milano, Torino e Roma. L’agitazione contesta la finanziaria del governo, che prevede un consistente taglio alle spese per le pensioni. E’ il più grande sciopero degli ultimi vent’anni, in termini di partecipazione effettiva; eppure Berlusconi minimizza la giornata di lotta con alcune affermazioni rilasciate ai giornalisti, che lo intervistano nel corso di una visita ufficiale a Mosca: “Lo sciopero? Ho altro a cui pensare. […] Né uno né dieci scioperi generali possono cambiare la Finanziaria. […] I giornali parlano di tre milioni? Significa che allora venti milioni se ne sono stati a casa!”.

4 novembre 1994
Berlusconi rompe il tavolo di trattative tra governo e sindacati sul nodo della riforma del sistema pensionistico. Ripartono le agitazioni sindacali, viene programmata una manifestazione nazionale contro la finanziaria e contro il governo Berlusconi.

12 novembre 1994
Manifestazione nazionale indetta dai sindacati a Roma contro i tagli alle pensioni e in difesa dei diritti dei lavoratori. Più di un milione di persone riempie le piazze della capitale per protestare contro la manovra finanziaria del governo. È la più grande manifestazione sindacale di piazza nella storia dell’Italia repubblicana.

22 novembre 1994
Mentre presiede la Conferenza mondiale delle Nazioni Unite sulla criminalità organizzata Berlusconi si vede recapitare un invito a comparire dinanzi alla Procura di Milano, nell’ambito delle indagini sul suo gruppo. Il 13 dicembre viene interrogato per alcune ore dai magistrati del pool, che pongono domande sulla presunta corruzione della Guardia di Finanza da parte dell’azienda del premier.

1 dicembre 1994
Viene siglato un patto tra governo e sindacati. Il primo stralcia i provvedimenti sulle pensioni dalla manovra finanziaria per il 1995, in via di approvazione entro la fine del mese. I secondi rinunciano allo sciopero generale annunciato per l’indomani, il 2 dicembre.

6 dicembre 1994
Il sostituto procuratore di Milano Antonio Di Pietro si dimette dalla magistratura, sfilandosi la toga in aula alla fine dell’ultima requisitoria per il processo Enimont. Tra le motivazioni prevale la protesta contro la campagna di delegittimazione avviata nei confronti del pool di Milano, attraverso denunce e ispezioni ministeriali. Il popolo dei fax risponde inondando nuovamente le redazioni dei quotidiani, mentre alcuni cittadini manifestano a Roma (di fronte a Palazzo Chigi, dove vengono anche tirate delle monetine all’insegna di alcuni politici) e a Milano (gruppi di manifestanti si radunano spontaneamente sotto l’edificio della Procura della Repubblica).

22 dicembre 1994
Il governo Berlusconi I ha perso la maggioranza alla Camera perché il leader della Lega Umberto Bossi ha deciso di revocare l’appoggio all’esecutivo. Alla fine della seduta Berlusconi rassegna le dimissioni, chiedendo il ricorso alle urne. Il Presidente della Repubblica Scalfaro affida invece il mandato per la composizione di un nuovo esecutivo all’ex ministro del Tesoro del governo Berlusconi, Lamberto Dini, che il 17 gennaio 1995 vara un governo tecnico destinato a guidare la transizione verso le politiche del 1996.

Cronologia dell’Anti-Berlusconismo


Discussione

  •     Giovanni Domenella   -  

    Questi fatti del 94, che portano i politologi a classificare come “populismo” l’iniziativa di Silvio Berlusconi ed il processo politico che lo vede tuttora protagonista, dimostrano come il populismo connoti in realtà l’intero quadro istituzionale. Populisti si dimostrano i “Media”, Populista “la magistratura dei Pubblici Ministeri”, Populista le “Trimurti Sindacale”. E’ il parassitismo delle rendite politico-assistenziali che nel suo misoneismo reazionario vivo di “Populismo”.

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