Storia Contemporanea

Archivio di Stato di Milano

L’AS Milano trae origine dall’Archivio governativo di Milano che era stato istituito, nell’interesse del « regio servizio » – auspice il principe di Kaunitz, cancelliere aulico e archivista generale dell’Archivio imperiale di Vienna – nel 1781. Furono così trasferiti ad opera di Ilario Corte, nell’ex collegio dei gesuiti, in S. Fedele, gli archivi conservati fino ad allora nel castello di Porta Giovia: l’archivio visconteo-sforzesco, gli archivi delle cancellerie spagnole e asburgiche e quello del consiglio segreto, gli archivi delle giunte interinali e provvisorie di governo e i registri degli statuti contenenti atti sovrani.

Contemporaneamente si andava costituendo in quegli anni – sempre in S. Fedele – anche l’Archivio camerale, nel quale confluirono le carte del magistrato ordinario e del magistrato straordinario, del nuovo magistrato camerale, delle giunte per le riforme (dal 1765 al 1771), del censo (che vennero poi stralciate), del supremo consiglio di economia, del senato camerale e della camera dei conti. Dall’unione di questi due concentramenti di fondi si formò l’Archivio governativo-camerale, che, durante il periodo napoleonico (1797- 1814), assunse la denominazione di Archivio nazionale e si accrebbe con gli archivi del triennio cisalpino (distrutti nella maggiore e più significativa consistenza nel 1813), e con gli archivi della seconda repubblica cisalpina e della repubblica italiana. Presso l’Archivio nazionale fu costituito l’archivio diplomatico, organizzato da Luigi Bossi, prefetto generale degli archivi, e da Michele Daverio, archivista nazionale, con la raccolta delle pergamene tratte dagli archivi degli enti religiosi soppressi, concentrati nell’archivio generale del fondo di religione (1787-1810), istituito per esigenze amministrative in seguito alle leggi sulla soppressione degli enti. Sotto la prefettura del Bossi e la direzione del Daverio, ebbero inizio, nell’Archivio nazionale, l’ordinamento dell’archivio visconteo-sforzesco, donde il Daverio trasse le Memorie sulla storia dell’ex ducato di Milano, e quello delle pergamene dell’archivio diplomatico, considerato fonte storica per eccellenza e dotato di idonea biblioteca.

Dopo il 1814, riacquistata l’originaria denominazione, l’Archivio governativo venne accresciuto con gli archivi dei regi ministeri italici (1805- 1814) e, quindi, con quelli della reggenza e della plenipotenza di governo ( 18 14-18 15), ma fu privato dell’archivio diplomatico, che ebbe direzione autonoma dal 1815 ai 1852. Nel 1823 fu posto alle dipendenze dell’Archivio governativo anche l’Archivio giudiziario, che, istituito come Archivio riunito del cessato senato e del tribunale di giustizia e di revisione, era divenuto, nel 1802, Archivio giudiziario della repubblica italiana, sotto la dipendenza del ministero dell’interno; nel 1804 aveva assunto la denominazione di Archivio di deposito giudiziario, ed era passato alle dipendenze del ministero della giustizia. L’Archivio giudiziario ebbe nel tempo sedi diverse:
canonica di S. Bartolomeo, convento di S. Antonio, convento di S. Fedele e convento di S. Damiano, ove rimase, con più lunga permanenza, fino a quando passò nel palazzo del senato ove ebbe nuova sede l’Archivio governativo sotto la direzione di L. Osio che diede inizio al trasferimento dei fondi. Trasformatosi in sezione dell’Archivio governativo, presso il quale erano state versate anche le carte del senato, gli atti civili del capitano di giustizia e gli atti pretori e i registri del tribunale di provvisione, il complesso delle carte giudiziarie fu sistemato dopo il 1920 nell’ex convento di S. Eustorgio, e qui subì nel 1943 gravissime distruzioni per eventi bellici che colpirono anche i chiostri monumentali del convento.

Dopo l’unificazione del regno entrò a far parte dell’archivio governativo, divenuto ormai Archivio di Stato di Milano, anche l’Archivio finanziario. Questo Archivio
raccoglieva la documentazione di carattere finanziario che non era stata versata nell’Archivio camerale e quella successivamente prodotta dagli uffici centrali e
periferici l. Aggregato con r.d. 17 nov. 1872, n. 1116, all’Archivio di Stato, divenne una sezione di quest’ultimo. La sezione, in seguito divisa in due settori, atti di Stato e atti amministrativi, fu quasi interamente distrutta nel 1943 per eventi bellici.


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